¡Viva la revolución podistica!

di @lucianoblini ♦ Tempo di lettura stimato: 2 minuti
¡Viva la revolución podistica!

Fateci caso: oggi è il primo giorno di primavera e tutti i più grandi negozi sportivi si stanno attrezzando per la fine del letargo del runner occasionale: dalle vetrine stanno scomparendo i faccioni di Messi, Federer e Ronaldo per lasciare spazio a  'ste enormi gigantografie di gente anonima e figa — per niente sudata che corre contemplativa e fasciata come una salama da sugo in un completo che costa come l'intero reparto running della Decathlon. E frasi sconnesse tipo "run strong", "I will what I want" e "I believe".

I reparti della corsa stanno incredibilmente traslocando verso l'ingresso dei negozi: per essere pronti, per dire "ehi che stai aspettando!". Anche i grandi store di moda hanno lanciato la loro linea diabitini contenitivi e soprattutto fluo, per essere glamour e ben visibili anche al Parco Sempione. Pure le librerie si sono attrezzate e hanno interi scaffali di libri dedicati al running e alle diete per sportivi dell'ultimo minuto. È decisamente una azione precisa e coordinata tra venditori.

Se correre è diventato negli ultimi 5 anni un fenomeno di massa è anche vero che è diventato un fenomeno di massa stagionale: come il Natale, Halloween, il Back to School, il Black Friday e il Cyber Monday, il periodo promozionale della corsa ha una data di inizio e una data di fine e ora ci siamo in mezzo.

E quello che vedo girando tra gli scaffali non mi piace. Non so che idea della corsa vogliano far passare (che è di moda? che è figo? che si fa poco sforzo?) ma mi è cristallino che il mondo del podismo è una gallina dalle uova d'oro: non si ingaggiano grandi (e costosissimi) testimonial sportivi, si vendono stracci made in Bangladesh che odorano di morte e si fanno grandissimi margini di guadagno.

Gli investimenti sono pressoché nulli: voglio dire, se mi chiedi 180 euro per un paio di scarpe mi aspetto che una parte, una piccolissima parte di questa spesa finisca a beneficio degli impianti sportivi, delle società, dei corsi di avviamento per giovani.

Non paghi CR7 perché non esiste un keniota altrettanto figo — con tutto il rispetto per i maratoneti kenioti? Ok, fammi pagare di meno le scarpe oppure sistema una pista d'atletica, o sponsorizza una maratona che magari con quei soldi l'organizzazione fornisce servizi in più.

Questa ingordigia la noto solo nel settore vendite inerente alla corsa: frequentando altri negozi specializzati — ad esempio quelli del volley — vedo ben altri prezzi, ben altri margini e ben altri investimenti per i giovani pallavolisti.

Eppure qualcosa stride, la corsa non è così e non deve diventare così.

Evviva gli alpini alle tapasciate
Evviva gli alpini alle tapasciate

Davvero, faccio persino fatica a immaginare uno sport più grezzo economico e rustico: pertanto agevolo una foto che racchiude la quintessenza della corsa, l'alpino con trattore e grappa ad un qualsiasi ristoro domenicale della tapasciata di paese.

Che rimanga davvero lui il nostro spirito-guida, ora e sempre.

 

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