Veni Vidi Vici

di @lucianoblini ♦ Tempo di lettura stimato: 5 minuti
Veni Vidi Vici

Ed eccomi qui, in Via dei Fori Imperiali, sotto il dito puntato e accusatore della statua di Ottaviano. 

♫ record scratch 

# freeze frame 

Sono piuttosto nervoso e agitato, forse perché lo speaker continua a ripetere che "tutte le insicurezze e i dubbi sulla preparazione lasceranno spazio alle emozioni della maratona della ville éternelle" o forse perché mi sono alzato dal letto davvero troppo presto. Caro il mio speaker multilingua: non è proprio il caso di ricordarmi che in questo momento dovrei avere dubbi e insicurezze. Del resto non ho corso nemmeno un sanpietrino e ho già le gambe doloranti: ho passato i due giorni precedenti a macinar chilometri per visitare la città il più possibile con la famiglia. Prendo un Oki Task o no? E se poi mi fa male lo stomaco? Maledette insicurezze e maledetto speaker.

Il cielo è grigetto e lattiginoso, tutti parlano di pioggia e temporali ma a me sembra il solito cielo tipicamente lombardo. Ho portato un buff e un paio di manicotti ridicoli, forse sono troppo coperto, sono accessori talmente brutti che quasi quasi li butto prima del nastro di partenza. Intanto c'è il conto alla rovescia per le handbike e successivamente per la prima onda. Non sono emozionato, non ho la pelle d'oca: non riesco a gustarmi la partenza. Ma è ora di partire e mettersi a correre.

I partecipanti sono davvero tantissimi: so per certo che dovrò sgomitare per avere il mio pezzetto di asfalto senza prendermi calci involontari negli stinchi. Le strade fanno letteralmente paura: mi trovo davanti a volontari che fanno da spartitraffico umano per evitare che il flusso finisca contro fatiscenti reti a protezione di buche grosse come scavi archeologici.

Poi dietro ad una curva arriva il flash: rimango stupito e abbagliato da tutta questa luce. Chissà chi è quel cretino di fotografo. Poi arriva il tuono e capisco, e in meno di due minuti e praticamente ad un solo chilometro dalla partenza sono già bagnato fradicio. Ho gli occhiali bagnati, col buff ormai inutilizzabile al collo tengo asciugate le lenti alla bell'e meglio mentre benedico di aver portato questi manicotti dalla stampa imbarazzante. 

Tutti i sogni sul personal best si sciolgono sotto il temporale: le buche diventano laghi, i pacers del mio segmento sono già lontanissimi, mi scappa la pipì e non voglio fermarmi. L'unica soluzione che vedo all'orizzonte è quella di darsi una regola ferrea e ho bisogno davvero di aiuto. 

Mi faccio forza e raggiungo l'ultimo dei pacer coi palloncini azzurri: qualche chilometro ma lo trovo piuttosto taciturno e troppo fissato con tempi e chilometraggi. Raggiungo quindi il primo pacer del gruppo e mi piazzo proprio dietro al suo culo, incollato come un'ombra. Non guardo niente intorno a me, ho lo sguardo abbassato, tengo il ritmo regolare, potrei perfino addormentarmi o quantomeno spegnere il cervello: fisso le scarpe del pacer, controllo ogni singolo passo, guardo se salta una pozzanghera. I suoi palloncini si scontrano ritmicamente sulla mia testa, quando piove più forte si abbassano fino al mio petto e il rumore dell'acqua sul lattice a volte è assordante. La città mi scivola addosso come un qualsiasi paesotto industrializzato, vedo solo un pezzetto di Piramide e la struttura del Gazometro, tutto il resto lo ignoro e mi incazzo: sono nella città più bella del mondo e mi tocca guardare il brutto culo di uno sconosciuto perché altrimenti non ce la faccio ad arrivare al traguardo.

Gli occhiali li ho tolti, sono inutilizzabili e non mi servono per guardarmi intorno: giriamo un  angolo piuttosto stretto e ci ritroviamo all'improvviso la maestosità della Basilica di San Pietro.

Mi sciolgo emozionato e non ho più paura di nulla: proprio come diceva lo speaker alla partenza.

Saluto il pacer dal culo brutto (non è vero, era sodissimo ma mi scoccia ammetterlo) e accelero il passo. Va tutto meravigliosamente bene eccetto per il fatto che mi scappa la pipì. Un giorno imparerò a farla mentre corro — tanto piove! — ma nel frattempo mi tocca farla dietro ad una fila di cassonetti in viale Giuseppe Mazzini. Il pacer dal culo brutto/sodo e il suo gruppone al seguito intanto mi ha raggiunto, riparto alleggerito sapendo che tutto sommato anche se finisco a 3:30 è un risultato degno. 

Del resto sta tempestando, poi le buche, e non parliamo delle pozzanghere: e 16mila corridori. Ho la scusa pronta per quando torno a casa, sono in una botte di ferro. Tre e trenta va benissimo.

Sono allegro e sono come nuovo: scherzo con tutti, incito quelli che stanno mollando, prendo in giro gli imbucati. Inizio a guardarmi intorno, batto il cinque ai bambini, saluto e ringrazio le persone che incitano dai marciapiedi. E' tutto bellissimo anche se siamo nella zona con meno tifosi e meno turistica di Roma: Viale dell'Acqua Acetosa e Parioli. 

La vita di gruppo però mi sta stretta: faccio troppa fatica senza il mio metro quadrato d'aria. Riparto ancora in avanti rispetto ai pacer e me ne vado da solo, qualcosa combinerò. I muscoli laterali delle gambe iniziano a tremare involontariamente come se fossero troppo sollecitati dai sanpietrini e mancano ancora 10 chilometri, quelli più spaventosi. Mangio tutta la mia scorta di barrette e cerco di idratarmi a tutti i ristori: è più facile correre una maratona piuttosto che bere da quei cazzo di bicchieri di carta. 

Piazza Navona mi dice che mancano 7 chilometri e sono ancora carico, le gambe reggono e mi portano fino al Vittoriano: manca "solamente" Via del Corso, giro di boa in Piazza del Popolo e ritorno al Vittoriano. Facile.

Ora. Io non so chi è stato il malato di mente che ha progettato questa via: correre un viale di 1,6 chilometri con quel cazzo di obelisco a fondo strada che sembra pigliarti per il culo perché NON ARRIVA MAI e sapere che dovrai correre altrettanti chilometri in Via del Babuino è mentalmente devastante. Volevo morire lì. 

Perché tutti mi han parlato della "salita della morte".

Una salita verso il 39esimo chilometro sotto i giardini del Quirinale talmente ripida da spaccare le gambe a chiunque. Gente che mi diceva: "vedrai, camminerai e sputerai sangue e bestemmie".

Quindi avevo in testa la fatica fatta a Via del Corso riproposta da Via del Babuino più la combo salita della morte = bacio del dissennatore.

Entro nel sottopassaggio sotto al Quirinale, buio pesto, bicchieri in ogni dove. Mi aspetto la salita, mi preparo. MA E' UNA FOTTUTA DISCESA E PURE RIPIDA. 

Mi lascio andare fino all'arrivo e corro felice fino al traguardo. 

Questo è quanto: tralascio l'acquazzone del dopo, le piaghe ai piedi per le pozzanghere, l'unghia nera dell'alluce, il giro con la famiglia di tipo 25 chilometri (Piramide + Eataly mangiando in piedi + San Paolo fuori le mura + Pantheon + Castel Sant'Angelo e tutti i suoi cazzo di scalini + Via dei Coronari + Navona + Trevi): mi sono docciato tipo a mezzanotte e addormentato alle 2. 

Ma stavo da dio come se avessi corso 42 chilometri nella ville éternelle.

 

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