Tutto il male del mondo: le mud run

di @lucianoblini ♦ Tempo di lettura stimato: 5 minuti
Tutto il male del mondo: le mud run

Ultimamente stanno spuntando come funghi le corse di sopravvivenza, le survival races, solitamente chiamate mud run: quelle corse ad ostacoli in cui si corre e — se questo non bastasse — ci si butta nel fango, nel fuoco, nell'acqua ghiacciata, tra i copertoni.

A volte - giusto per non farsi mancare nulla — si è rincorsi da comparse vestite e truccate da zombie.

Altre manifestazioni decisamente più morbide si limitano a sparare nuvole di polvere colorata o si corre con magliette fluo agghindati da bastoncini chemiluminescenti. Ogni pretesto è buono e l'offerta spazia da percorsi tipo Rambo fino ad arrivare alle corse a tema (dress code: babbo natale!), quelle con partenza alle 5 di mattina per sentirsi eroi in una città che dorme ancora o quelle riservate alle donne ma che prendono l'iscrizione di tutti-tutti-tutti.

A queste "gare" generalmente ci si può vestire come vi pare, anzi, più si è "divertenti" e trasgressivi meglio è.

Una volta ho visto passare una signora decisamente su di età vestita da cat woman. Con il vestito in pelle nero, intero, in una giornata di almeno 30 gradi. Soffrivo per lei, soffrivo pensando al microclima (e al micro ecosistema) che si stava formando sotto quella tuta. Ma torniamo a noi.

Foto di Samuel King Jr.
Foto di Samuel King Jr.

Senza giri di parole, ecco, io queste survival races non le sopporto, le odio proprio.

DING DING DING DING!

[DISCLAIMER GRANDE COME ME] 

Attenzione, ho amici che allegramente fanno queste gare con molto profitto, e sono davvero contento per loro. Pure io mi divertirei un sacco, del resto stiamo parlando di ZOMBIE, BIRRE e bastoncini FLUORESCENTI.

[FINE DISCLAIMER]

Io però non ce la faccio. E' più forte di me. Credo che queste manifestazioni siano:

  • Una presa per il culo per i partecipanti;
  • Un danno incalcolabile per il mondo della corsa;
  • Un pericolo alimentato dal podismo stesso.

Ora, vi prego, seguite il mio ragionamento.

Conoscete tornei di calcio in cui i calciatori si vestono da Pokémon? Voglio dire, il massimo della trasgressione è la sfida aziendale tra scapoli e ammogliati. Sì, ok, ci sono anche quelle sfide tipo con le bubble ball, ma è cristallino che negli altri sport le goliardate sono limitatissime. Anche la nazionale cantanti ci va giù pesante e ho detto tutto.

In qualsiasi sport individuale o di squadra, nel tennis, nella pallavolo, nel ciclismo, nel nuoto e nel nazional-popolare calcio tutti si prendono fottutamente sul serio. 

Per loro lo sport è una religione, punto.

Nelle corse a tema invece si prende il pretesto dello sport al solo fine di allungare il carnevale. Sarà che è uno sport "alla portata di tutti", e che alla fin fine l'attrezzatura minima per una corsa ce l'hanno quasi tutti quelli che si preparano alla prova costume estiva di ogni santissimo anno. E chi riesce a dire di no?

A tutto questo si aggiunge il fatto che le mud run sono faraonici eventi organizzati da grandissimi e ricchissimi sponsor (in Italia le più famose sono patrocinate da Fisherman's Friend, Parmigiano Reggiano e Energizer, ma tantissime altre aziende si stanno attivando per spartirsi questa fetta), oppure da agenzie ad-hoc che lavorano per organizzarne un paio l'anno e sperare che qualche "main sponsor" decida di foraggiare l'evento. Ho visto più di un centro commerciale organizzare una corsa serale comprensiva di apertura dei negozi fino a tardi: corsa + shopping, un binomio agghiacciante.

Paradossalmente più il brand è slegato dal mondo delle corse, meglio si addice come sponsor delle survival races: fa sembrare l'evento alla portata di tutti, e questo "tutti" è molto più che la solita nicchia di quattro podisti quattro. Il marketing è quindi l'unico perno su cui ruota tutto: l'evento è e sarà pubblicizzato in tutti i laghi e in tutti i mari, difficile rimanerne indifferenti. Un battage pubblicitario che ha costi molto alti ma ricavi altrettanto alti. Più partecipanti, più iscrizioni, più ritorno d'investimento.

Eh sì, parteciparvi costa e costa parecchio. I prezzi non sono proprio popolari, per iscriversi bisogna spesso sborsare più di una maratona tradizionale, sicuramente il rapporto prezzo/km sono tra i più alti in assoluto, persino rispetto alle ultra maratone montane a numero chiuso. Gli ostacoli (o i vestiti da babbo natale) costano, dicono.

 I costi vivi però — esclusi quelli di pubblicizzazione dell'evento — sono relativamente contenuti.

La gestione della segreteria è più limitata in quanto per partecipare a queste gare spesso non c'è l'obbligo della presentazione del certificato di buona salute. Docce, ristori, volontari, ambulanze sul percorso? Costi del tutto identici alle corse tradizionali.

Tenendo conto che il pacco gara è a cura dei vari main sponsor che sono ben felici di rifilare campioncini del loro prodotto a tutti, e che generalmente ripagano un sacco di costi rispetto alle non competitive non sponsorizzate (o sponsorizzate dal pizzicagnolo del paese) è davvero difficile giustificare la differenza della quota di iscrizione per un paio di copertoni, qualche rete, una vasca di fango e un paio di sacchi di diavolina che tra l'altro che vengono riciclati per tutte le tappe del tour. E il tanto odiato vestito di babbo natale è ovviamente una spesa a carico del partecipante.

E tutti questi soldi dove finiscono?

Perché — in qualsiasi lega o campionato, dalla massima serie ai gironi degli oratori di provincia — gli sponsor finanziano di fatto lo sport, non un evento. Una società amatoriale di calcio supportata dal ferramenta del quartiere può comprarsi le divise, pagare le visite mediche ai pulcini, magari sistemare il furgoncino per le trasferte senza dover tutte le volte ricorrere al portafoglio dei genitori.

Le tapasciate domenicali sono organizzate dalla proloco, dall'oratorio di paese o dalle associazioni sportive dilettantistiche per raccogliere qualche soldo, spesso per carità, in cui basta un acquazzone per distruggere il lavoro di mesi. E non c'è proprio paragone sull'iscrizione, nelle tapasciate parliamo di quanto, 5-6 euro a partecipante?

Una piccola parte dei ricavi delle mud run / corse a tema arrivano alla FIDAL — che per quanto mal sopporti è l'ente di riferimento? O alla CSI, o alla UISP? Con questo obolo sostengo il mio sport? O il territorio? Faccio una buona azione, c'è una raccolta fondi? Spesso la risposta è "no" per tutte queste domande.

Quindi, ricapitolando.

Da podista perché dovrei pagarmi tutta l'attrezzatura (ehi, le scarpe costano!), la visita medica (che costa), l'iscrizione (che costa), la logistica e il trasferimento, vestirmi come un demente e fingermi felice, correre tra le fiamme e il fango per fare pubblicità ad un pacchetto di caramelle balsamiche?

Davvero questi eventi promuovono il running, quello in cui ci si sporca di fango a gratis, dove ci si sveglia alle 5 di mattina per sentirsi sì un po' eroi ma anche perché è l'unico momento della giornata disponibile?

O è meglio correre e sentirsi un'oliva molita in un enorme ingranaggio del marketing aziendale di una società che produce batterie? 

Però che figata, ho la trekking light in omaggio nel pacco gara, vuoi mettere?

 

Commenti

Simone - Giovedì 25 Giugno 2015 - 11:17:03 (circa 1267 giorni fa)
Amen

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