Luciano Blini


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mar 08 mag 2012

Squag - curated social space for kids with autism

  • Martedì 08 Maggio 2012 - 13:57:11
    (circa 14 giorni fa)
Screenshoot del sito

ven 17 dic 2010 mer 17 mar 2010

Anobii

  • Mercoledì 17 Marzo 2010 - 14:50:09
    (circa 797 giorni fa)
Screenshoot del sito

lun 01 feb 2010

Duemiladuecento chilometri via web

  • Lunedì 01 Febbraio 2010 - 18:05:20
    (circa 841 giorni fa)

Devo ammettere che la storia di Paolo De Guidi mi ha affascinato come non capitava da un po'.

Ha deciso infatti di percorrere (a piedi) la distanza tra Terni e Cambridge - qualcosa intorno ai 2.200 chilometri.
Ripeto, a piedi.

Ok, non è certamente paragonabile alla storia di Alexander Supertramp, però diciamocelo, lasciare un lavoro per intraprendere una sgambettata tutt'altro che raminga dal centro Italia fino in Inghilterra - per raggiungere la fidanzata che lavora a Cambridge - nell'era delle superofferte Ryanair è qualcosa di quantomeno insolito.

Duemiladuecento chilometri reali, non con la Wii Fit.

E ammetto anche che un po' lo invidio. Io non lo farei mai, però mi coccola l'idea di sapere che c'è gente che ancora è capace di stupire e stupirmi.

Paolo nella sua avventura incontrerà centinaia di persone che lo ospiteranno nel tragitto di poco meno di 100 tappe, cento giorni in cui attraverserà l'Italia, la Svizzera e la Francia per approdare in Gran Bretagna (in nave, mica a nuoto).

Questo vagare è qualcosa di concreto, reale: lui ora si trova in Svizzera, per dire - esattamente a metà percorso. A volte ha qualche dolore alle gambe, altre volte si ritrova a camminare a -9 gradi. A volte si beve un bel bicchiere di vino in compagnia di perfetti sconosciuti che gli apriranno la porta di casa per una doccia e per riposarsi.

Eppure tutto il suo viaggio è incredibilmente impermeato di web: ha pianificato il tragitto con Google Maps, ha trovato sponsor tecnici grazie alla rete, tiene un blog su Wordpress, aggiorna il suo status di Twitter, pubblica foto su Flickr e video su YouTube, si accomoda su divani trovati grazie a CouchSurfing: ha messo in moto un meccanismo molto virtuale per risolvere semplici e complessi problemi reali - e permette di seguire il suo tragitto ad appassionati e curiosi attraverso la rete stessa.

A volte queste storie servono a me (e spero a molti altri) per riallacciare un rapporto concreto con la rete: dove persino i pizzicotti sono virtuali e dove un server perduto nelle campagne statunitensi si permette di avvisarci che dovremmo "essere anche amici di", l'avventura di Paolo mi ha ricordato di quanto è possibile fare e organizzare concretamente grazie al Web.


ven 18 dic 2009

Le frange terroristiche non usano Facebook

  • Venerdì 18 Dicembre 2009 - 18:09:49
    (circa 886 giorni fa)

Ieri sera, mentre guardavo il TG, il nostro Presidente del Senato - Renato Schifani - ha paragonato gli ormai famosi gruppi di Facebook sul lancio del souvenir in faccia a Silvio Berlusconi a certe sigle estremiste e violente degli anni '70.

Le opinioni spese in questi giorni a riguardo sono tante e tutte diverse: c'è chi dice che la rete è solo un medium e chi dice che insomma, la spazzatura c'è e si vede, e che forse un giro di vite (qualsiasi cosa significhi) sarebbe il caso di attuarla.

Ricordo che da piccolo mio padre tornava a casa dall'ufficio con delle vignette umoristiche - ricevute attraverso i primi fax e telex e poi fotocopiate da collega a collega. Nei tempi in cui le tangenti erano chiamate bustarelle - queste primitive strisce, palesemente amatoriali, erano satira self-made spedita e "viralizzata" coi mezzi che c'erano.

Oggi niente è cambiato: una battuta fatta tra colleghi, o sentita al bar - viene trasmessa solo in modo più veloce e capillare attraverso gli SMS, o gli status dei social network, o ancora con la voce, alla macchinetta del caffè - e poi successivamente ampliata, perfezionata, trasmessa da un non-luogo verso gli schermi di tutti i conoscenti connessi.

Al bar - il giorno dopo l'attentato a Silvio Berlusconi - non c'era persona (di qualsiasi schieramento politico, sia chiaro) che non abbia anche solo minimamente ironizzato sull'accaduto: perché se è vero che nessuno è così barbaro da scagliare o avvallare il lancio di un modellino sulla faccia di qualcuno è vero anche che, vuoi per l'esuberanza del nostro Presidente, vuoi proprio per il simbolo della "sua" città piombatogli in faccia, vuoi perché alla fine "non è morto nessuno"  - la battuta era facile, troppo facile.  Certo, di bassa lega, ma l'occasione era ghiotta per chiunque.

Un modellino di Duomo non è una torta di panna - taglia labbra, spacca denti: ma chi ha scherzato deve per forza essere un estremista o un violento? Non credo proprio.

Ma anche se lo fosse questo non è un problema della rete - o di Facebook.

L'unica differenza che noto  è che tutte le conversazioni dentro la rete possono essere in qualche modo tracciate, analizzate, controllate, monitorate - o, per dirla in breve - intercettate.

I fax umoristici che riceveva mio padre no, e lo stesso vale per le battute da bar.

Paradossalmente questa strana forma di libero controllo spaventa i nostri politici, ed è assurdo: sapere che 10.000 persone criticano aspramente una cosa sul web non è poi tanto diverso dal sapere che 10.000 persone lo fanno davanti ad un cappuccio e un cornetto.

Chi ne sta fuori spesso ne ha paura (mia madre mi ha telefonato per assicurarsi che io non fossi iscritto a "quei gruppi" sull'internet), e lo stesso vale per la nostra attuale classe politica. Nessun "illuminato" censurerebbe anche solo minimamente un mezzo del genere.

I gruppi di Facebook a differenza del bancone del bar conteggiano, mostrano dati, cifre, nomi e foto.

Per i politici il web dovrebbe essere una immensa urna elettorale aperta 24 ore su 24, il modo più economico, immediato e potente per conoscere gli umori del popolo - certamente qualcosa che non si può regolarizzare con 4 filtri DNS e una palata di censura.

Il web è molto più trasparente e cristallino di tante altre forme di comunicazione, ma ha un carattere decisamente meno malleabile. Che sia questo il problema?